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Dogtrekkin sul Lagorai
di Manuela Rossetti - Maurizio Guiducci


Pubblicato su Work Dogs
Un racconto, forse un po' sui generis, di un dogtrekking lungo la catena del Lagorai, in Trentino.

Dogtrekkin sul Lagorai

IL LAGORAI

"E se un giorno un pezzo di stella cadde dal cielo
ad incastonarsi tra mille torri
e l'urto con la terra la frammentò in sfasciumi che il freddo annerì
ma cui il sole mantenne il ricordo dei passati bagliori;
e l'acqua riempì le sue fosse,
ed il ghiaccio imperlò le sue ferite..."

La catena del Lagorai è una montagna d'origine porfirica, atipica rispetto alle cime dolomitiche da cui è circondata; Pale di S.Martino, Latemar, Catinaccio: catene montane che furono fondi marini e d'origine calcarea particolare. Diversa anche nell'andamento altimetrico; più morbida rispetto alle guglie che la cingono, con saliscendi continui per forcelle e passaggi per creste. Tra sfasciumi d'origine morenica, ricca d'acqua e costellata di laghi e piccoli ghiacciai. Spesso disdegnata dal grande pubblico che le preferisce le più famose, vicine, catene dolomitiche; amata dai valligiani (siamo sopra la Val di Fiemme, Trentino) che ne conoscono ogni segreto. Sentieri non particolarmente difficili ma spesso poco segnati. Ci è parso il posto ideale per provare i nostri cani, studiarne il senso d'orientamento e forse cercare di comprenderli, comprenderci meglio.

IL DOG TREKKING

Andare col proprio cane per sentieri montani può essere il modo migliore per relazionarsi correttamente con lui. Il Siberian Husky, ma così anche gli altri nordici, è un cane che ha bisogno di un branco ben solido, ovviamente misto, un sicuro capobranco umano ed un fine. Non dimentichiamo che sono cani da lavoro e necessitano di scaricare tutte le loro energie (e sono tante). Il dog trekking è una validissima alternativa allo sleddog, sport non alla portata di tutti: necessità di possedere una muta anche se piccola, una slitta, avere tempo per gli allenamenti, i cani e le gare, spostarsi in continuazione con competizioni limitate in poche aree geografiche. D'estate, inoltre, anche per chi pratica lo sleddog, uscire con i propri cani per montagne può essere un utile sistema per tenersi in forma e tenere in attenzione i propri animali. Percorrere sentieri montani, anche per un solo giorno, è possibile in ogni regione della nostra penisola, dalla Sicilia all'arco alpino senza dimenticare la Sardegna. Una cintura da roccia da mettere in vita (od anche una solida fettuccia in cordura di nylon), un'imbragatura da sleddog per il nostro cane, un cordino, qualche moschettone e tanta voglia di faticare insieme. Forse capiremo che tutte le leggende negative sui nordici sono...solo leggende.

IL BRANCO

Siamo Manuela ed io dell'allevamento Oh Cum Ga Che, Marzia e Gianluca dell'allevamento amatoriale Crazy Horse, Francesco e Giampaolo i due giovanissimi del gruppo e poi i cani: "Kloor a kawn del Keral'Ghin" detto Dom, maschio e capobranco, eccellente in expo; "Fuori piove un mondo freddo", Alberto, giovane maschio anche lui eccellente in mostra; "Vento che porta attraverso il cielo" detto Bopp, giovanissimo maschio non ancora presentato in show e "Ritorno al futuro del Keral'Ghin" ,Mildred, femmina anche lei eccellente in esposizione; tutti Siberian Husky. Poi la presenza di una razza da noi ancora molto rara e che abbiamo voluto conoscere meglio alla prova del lavoro, un Laika della Siberia occidentale; eccellente, femmina molto giovane, "Zarina di casa Russia" chiamata più tranquillamente Sara. Purtroppo manca un sesto cane, il Siberian Husky "Dove dormono le stelle" (Monille), di Marzia e Gianluca, che ha deciso di andare in calore proprio dieci giorni prima della partenza! Nel presentare i cani si sono volontariamente voluti sottolineare i loro risultati in mostra; crediamo che un cane bello di una razza da lavoro debba essere anche bravo, altrimenti... non è affatto bello. La bellezza in cinotecnia è funzionale all'utilizzo e non è valenza puramente estetica. Questi cani hanno dimostrato che un soggetto da expo può tranquillamente indossare un'imbragatura, in un lavoro magari atipico. Ma poi si tratta comunque di seguire una traccia di sentiero, trainare il proprio conduttore e di rispondere ai suoi comandi; avere un desiderio di corsa innato. I problemi nascono laddove si cerca l'esasperazione, o nella velocità pura dello sleddog da sprint con cani semiibridi (ma con pedegree!) o nella ricerca esasperata di una presenza di ring (con l'estetica fine a se stessa) richiesta purtroppo da alcuni giudici in esposizione.

L'INIZIO D'UN VIAGGIO

Arriviamo in macchina in Val di Fiemme e a lungo costeggiamo gli argini del torrente Avisio che la segna. L'acqua scorre lenta, vagamente increspata. "Il mio pensiero va indietro nel tempo; me bambino in questi luoghi trenta anni fa. Il torrente in piena a spazzare giù ponti; uomini preoccupati a controllarne gli argini. Si pensa di poter dominare la natura con la logica e poi ..." forse proprio quest'antitesi può essere la chiave d'incomprensione tra l'uomo moderno ed i nordici; il cane in fin dei conti rappresenta forse l'ultimo spirito del bosco e noi uomini occidentali semplicemente non riusciamo più ad ascoltarlo. Lo vogliamo assoggettato ai nostri codici, non ci rapportiamo ma ci contrapponiamo a lui forti della nostra logica superiore. L'acqua scorre lenta e raggiunto il paese di Predazzo imbocchiamo la stradina che, passando in mezzo al bosco, ci fa giungere alla Malga di Valmaggiore. Parcheggiamo le macchine, comunichiamo al gestore del piccolo ristorante che staremo fuori per alcuni giorni ed approntiamo uno stake out per i cani (dei pali conficcati nel terreno con una lunga catena che li unisce, cui sono attaccate altre piccole catene che vanno al collare dei cani). Finiamo di preparare i nostri zaini, ci cambiamo e finalmente siamo in marcia, ognuno col cane assegnato tranne io che dovrò scattare le foto e che di volta in volta prenderò un animale diverso dando il cambio a chi, magari in discesa, sarà stanco. Il tempo non è clemente questo primo giorno ed una fitta pioggia ci accompagnerà per gran parte del cammino. Gli animali sono gasati, tutti abituati alle imbragature e tirano come forsennati; il percorso è in salita e ciò non può che essere estremamente piacevole. Ci vorrà del tempo prima che la stanchezza che coglie anche noi, carichi dei nostri zaini stracolmi, li convinca a tenere un ritmo più tranquillo. Il concetto di pista è innato nel loro comportamento e tengono perfettamente il sentiero in mezzo al bosco, tranne Dom, il capobranco (ma forse proprio perché capobranco), che esaltato dalla novità, però solo questo primo giorno, cerca di esplorare ad ogni segnale sonoro od olfattivo e marca ripetutamente il territorio. Anche la Laika mantiene il sentiero in costante trazione; questi cani nella loro terra d'origine (territori ex sovietici) sono ormai utilizzati esclusivamente per la caccia in branco su grossi selvatici ed è molto gradevole notare che non hanno per nulla perso la loro propensione al traino. Anche la risposta di tutti gli animali agli ordini è abbastanza buona. Prontissimi a scattare al via, si arrestano subito al comando di stop, per poi iniziare una cantilena disperata nella richiesta di ripartire immediatamente!

E' BELLO CHE DOVE FINISCONO LE MIE DITA DEBBA IN QUALCHE MODO INCOMINCIARE UNA CHITARRA
"Fabrizio De Andrè"

"L'imbragatura, il moschettone, il cordino, il cane ed una sola stanchezza...". Più si cammina e ci si bagna sotto la pioggia incessante, più la simbiosi tra noi due esseri così diversi si rinsalda. Nei pochissimi giorni a seguire questo legame sarà palesemente visibile ed ognuno avrà col proprio cane un rapporto esclusivo. Sono proprio i nostri due più giovani compagni, Francesco e Giampaolo, i primi a mostrare questo comportamento forse ancora non troppo prigionieri di sovrastrutture mentali. Ed il caso ha voluto che a loro fossero assegnati i due cani più giovani. S'inizia a salire in maniera ripida, il fiato si fa più pesante così come quello dei cani; sembra un solo respiro. E' bello sapere di dividere la propria fatica con quest'altro essere che altro non chiede che tirare ed andare avanti; ed insieme si procede in un unico corpo e tutte le false parole sentite sui Siberian, se mai si sono ascoltate, scompaiono. "Ho udito il mio respiro nel respiro del bosco". Smette di piovere ma avvicinandosi alla sella il vento diventa violento e freddo, ci lasciamo alle spalle gli ultimi alberi e passiamo vicino a dei piccolissimi nevai, i cani sembrano apparentemente gradire questo cambiamento, noi un po' meno. Ancora qualche passo e finalmente siamo in vista del bivacco "Paolo e Nicola", con questo tempo una vera oasi. Approntiamo lo stake out proprio davanti il bivacco. Ora sono i cani ad essere meno contenti visto che loro intenzione sarebbe quella di entrare nella piccola costruzione. Ci asciughiamo un attimo, poi di nuovo fuori a prendere del ghiaccio da sciogliere per farne acqua per i cani. Li abbeveriamo, gli forniamo il mangime secco ed entriamo a bivaccare. Questi bivacchi sono tenuti in maniera veramente perfetta ed anche noi stiamo attenti a non sporcare. Il sonno ci vince, vince i cani.

COME UNA SCALATA AD UN MONTE CAPOVOLTO

Il vento è ancora forte ma il sole ci accoglie la mattina ed il cielo è sereno. Raggiungiamo una vicina sorgente e facciamo rifornimento d'acqua. I cani sono festosissimi, riposatisi hanno una gran voglia di ripartire. I soliti preparativi e siamo di nuovo in marcia. Dopo aver ripercorso un piccolo tratto della strada fatta il giorno prima, prendiamo il sentiero definito Translagorai e che passa spesso per creste. I cani sono più precisi, hanno preso le misure; in fondo sono animali abitudinari. Tesi in leggero traino seguono il sentiero che alle volte è solo traccia. Molto bene si comportano gli animali più giovani, in particolare una bella sorpresa ci viene dalla Laika. Più smanioso di tirare è Alberto che ad ogni sosta grida tutto il suo disappunto. A proposito della Laika, la più grande differenza notata con i Siberian è stata la maggior vigilanza una volta messa allo stake out; più attenta ad ogni minimo rumore e subito abbaiante. Dom, il capobranco, è più tranquillo e risponde meglio ai comandi. Qui è disseminato di vestigia di trincee risalenti alla prima guerra mondiale; si è a lungo combattuto, cima per cima e molte vite sono dimenticate tra queste rocce. Dopo aver costeggiato una cresta e quasi perso la traccia di sentiero, iniziamo una lenta salita verso la sella. Ci dovrà portare sopra lago Brutto (il più bello dei laghi di questa parte di Lagorai!). La stanchezza del viaggio in macchina e della camminata del giorno prima si fa sentire e quando la salita s'inerpica iniziamo ad arrancare. I cani continuano imperterriti. "Camminare, camminare ed ancora camminare. Tra rocce ed un sentiero di sfasciumi stancante con i sassi che scivolano sotto gli scarponi. Sentire la stanchezza salire lenta come il passo, prima agile ora trascinato. Ed un cane che è lì, legato a te come un cordone ombelicale a tirare ed ansimare. Col cuore che batte il suo tempo alle gambe, al respiro mozzo. E poi le gambe dure, legnose; ora dolenti, ora insensibili. Affrancati dall'animale che davanti guida il sentiero. Poi una vetta, la meta! Ma appena giunti la vetta non esiste più, sono solo sassi sotto i piedi e vento ed orizzonte... Essere di nuovo in cima, dove non c'è più percezione di una cima. Ed il cane è lì e sembra che a lui proprio non importi. Il sole alto è sempre lo stesso ed illumina lontana un'altra freccia di roccia verso il cielo. Camminare di nuovo col sudore a bagnare la pelle, con la luce ad accecare le idee ed il cane, al comando, pronto a seguire un altro sentiero. Ed il respiro tiene il ritmo ed il cuore insegue il respiro. Trascinati tra un bivacco ed un rifugio e la speranza di un punto d'arrivo che è solo un punto di partenza; ma il cane non ha mete, lui cammina sul suo sentiero e tranquillo esegue il suo compito ed allevia la stanchezza. Alla fine un passo insegue l'altro ed ogni passo è solo funzione del precedente e preparazione del successivo. Il pensiero si ripiega all'interno nell'impossibile scalata ad un monte capovolto." La stanchezza ed il connubio con l'animale che è davanti a trainare è forse l'unica chiave per recuperare le memorie perse, per comprendere di nuovo, almeno in parte, il linguaggio della natura, del cane, del nordico nella sua primitività in particolare. La stanchezza c'insegna a non contrapporci alla montagna, c'insegna a non contrapporci al nordico. Quando fai branco con il tuo cane e nella stanchezza del lavoro comune diventi con lui un tutt'uno, solo allora puoi capire meglio le sue necessità ed iniziare ad instaurare con lui un rapporto valido ed essere tu un valido capobranco. E' forse la salita più difficile! Ma il risultato sarà il più appagante, con un Siberian ottimo compagno pronto a sfatare tutte le leggende create da chi non ha voglia e più tempo per comprenderlo.

GIU' PER GHIACCIAI

Arriviamo finalmente alla sella ed è un respiro di sollievo. Dall'altra parte, parecchi metri sotto di noi si vede lo specchio d'acqua di lago Brutto. Qui su è ancora innevato e gran parte del sentiero in discesa è coperto dal nevaio che va ritirandosi. E' neve ghiacciata, friabile, non particolarmente difficile con una pendenza non eccessiva. Ci preoccupa un po' come si comporteranno i cani. Anche qui una piacevole sorpresa con una sola eccezione in Mildred. Dom è disciplinatissimo e risponde benissimo al comando di "piano", non tirando sui tratti innevati. I due giovani, Bopp e la Laiketta, vanno giù come fulmini con i loro non meno giovani compagni umani. E' con una certa apprensione che li vediamo scendere veloci; mantengono il sentiero e tutto va bene. Mildred devo prenderla io che finora ho solo scattato foto. Ha un po' di paura in discesa sui tratti di roccia, per poi partire in un traino sfrenato sulla neve! Fatico non poco a tenerla, considerando che nello zaino ho tutto lo stake out, e faccio anche un paio di scivoloni. Arriviamo sopra il lago ed è bellissimo. Ora i cani hanno ripreso il normale sentiero e trainano moderatamente. Ci fermiamo sulla riva opposta al nevaio, mettiamo i cani allo stake out e ci rifocilliamo. Gli animali sono stanchi e presto cadono in un profondo sonno. Il comportamento dei Siberiani era quello che ci attendevamo, la Laika ci ha impressionato favorevolmente. Sono tutti cani che hanno il traino nel sangue, un forte senso d'orientamento ed una gran voglia di dividere le loro fatiche con l'uomo. Si, certo, e ne siamo convinti, la pratica del dog trekking oltre ad essere una valida alternativa sportiva allo sleddog (ma anche una buona maniera per prepararsi a questa attività) è un modo ottimo per comprendere meglio il proprio compagno a quattro zampe e dividere insieme emozioni. Se useremo parte del nostro tempo con lui in una maniera analoga, avremo certamente un cane più gestibile e forse scopriremo qualcosa di nuovo anche in noi.

UN ANIMALE A SEI ZAMPE

Ai cani bastano un paio d'ore per essere di nuovo perfettamente pronti, a noi ne servirebbero un po' di più. Riprendiamo la marcia a passo medio, i cani sempre in tiro. La strada è quasi tutta in discesa e ci porta ad un altro laghetto: il lago delle Trute. Qui è riparato ed il vento meno insistente. E' stata una bellissima giornata, approntiamo tende e stake out pronti ad attendere il nuovo giorno. La mattina il tempo è un po' più incerto. Smontiamo ed iniziamo a salire per un'altra sella da dove si dovrebbe vedere il paese di Ziano di Fiemme. Gli animali sono ormai dei veterani e compiono tranquillamente il loro dovere. A proposito di Siberian che scappano: per due volte dei cani si sono liberati dallo stake out per nostra imperizia. La prima volta al bivacco con Alberto che ha cercato di entrare dalla finestra! La seconda di notte con Mildred che probabilmente è rimasta libera parecchie ore; è bastato un richiamo e l'animale era subito lì, dal suo branco. Sulla sella come sempre il vento è forte, lo scenario intorno vale tutta la fatica spesa: alla corona di massicci dolomitici ed al piccolo paese in fondo alla valle fa da anfiteatro il selvaggio scenario del Lagorai con i suoi neri massi di sfasciumi antichi brillanti al sole. Facciamo l'ennesima sosta. Ormai l'intesa con i cani è immediata, capiscono, capiamo ogni nostro, loro movimento. Gli ululati di festa scattano solo quando ci avviciniamo realmente per toglierli dalla catene e nuovamente imbragarli, non altrimenti. Interessante è notare come i cani siano tranquillissimi allo stake out mentre, una volta imbragati, ad ogni sosta si lamentino insistentemente nella richiesta di ripartire. Scendiamo nuovamente per raggiungere un altro lago, il lago di Moregna; uno specchio d'acqua alpino che, inserito in una conca, trasmette estrema tranquillità. E' l'ultima notte. La mattina la prendiamo comoda; ci aspetta il lungo viaggio in macchina, forse l'unica vera fatica. Per un altro sentiero scendiamo per raggiungere nuovamente la Valmaggiore da dove siamo partiti. Sistemiamo i cani e finalmente consumiamo un pasto vero. Gli animali destano ovviamente curiosità ed è facile notare come i Siberian Husky siano amichevoli con tutti. Un po' guardinga è invece la Laika che, pur non essendo per nulla aggressiva, mostra diffidenza. Il legame che si è creato in questi pochissimi giorni con i cani è incredibile, soprattutto per i nostri due giovani compagni che ora sono li, ognuno a coccolare il proprio animale; torneremo a provarci, a provare di capire meglio. "...la felicità - d'esser cane e d'esser uomo - trasformata - in un solo animale - che cammina movendo - sei zampe - ed una coda - con rugiada." (Pablo Neruda).


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