di Maurizio Guiducci
Pubblicato su Ti presento il cane

Quella che segue è la versione integrale (senza gli inevitabili tagli editoriali per esigenze d'impaginazione) dell'articolo presentato sul numero di settembre '05 de "Ti presento il cane". Il convegno "Impronte nella neve" si è svolto a Cervara di Roma il 29 maggio 2005.

Ti presento il cane

Il convegno "Impronte nella neve: lupo, cane, uomo; un percorso comune", si è svolto il 29 di maggio, ospitato dal Comune di Cervara di Roma presso il borgo medievale ed è stato organizzato dall'Associazione Cani Avventura che si occupa prevalentemente di sleddog, primariamente nella sua variante escursionistica, della sua pratica e della sua divulgazione, con attività soprattutto a carattere locale.
Il convegno fa parte di un progetto più ampio, comprendente la traversata del Parco dei Monti Simbruini che è stata effettuata in sleddog lo scorso febbraio da tre equipaggi, una guida ed un veterinario, e di una mostra fotografica tuttora itinerante.
E se il pretesto è appunto da ricercarsi nell'edizione "0" della traversata, pretesto ritrovato nella natura stessa, primordiale, dello sleddog, dei suoi cani e degli uomini che ne hanno tracciato la storia atavica, nei castelli di sopravvivenza creati dai popoli artici e dai loro cani; la molla iniziale va ricercata in un incontro di qualche anno fa avuto col Prof. Valerio Sbordoni, biologo popolazionista ed evoluzionista di fama internazionale, avutosi presso l'Università di Tor Vergata di Roma. Nell'incontro una frase colpì Manuela e me; tanto da mettere in moto un processo lungo: "In ambienti accademici già si parla, come battuta, del lupo che ha addomesticato l'uomo". Si parlava della domesticazione del cane, soprattutto della sua origine. La frase: dirompente. Da allora più di un paio d'incontri col Prof. Luigi Boitani (chi non lo conosce?), un'intervista con lui realizzata e questo "pallino" in testa. Non potevamo non proporre l'evento alla "nostra" associazione. E c'è da assicurare che i nostri amici l'hanno presa con entusiasmo. Tanto entusiasmo da metterci giù di buzzo buono e con l'aiuto pratico di alcune strutture che lavorano sul territorio e che ringraziamo (comunità di Campaegli ed Alpi di Roma) mettere in piedi questa situazione. Per la parte biologica un grazie di cuore va al Prof. Boitani che in un certo senso ci ha spianato la strada.
Lo sleddog, anche se lontano dalla nostra cultura, è uno degli esempi migliori per sviscerare quest'antica simbiosi tra uomo e cane, per capire come anche l'uomo sia stato modellato dall'interazione con quest'animale. Come i vantaggi siano per entrambi.
Il convegno ha avuto il patrocinio di Provincia di Roma, della Comunità montana dell'Aniene, del Parco dei Monti Simbruini e dei comuni di Cervara e di Vallepietra (RM) ed è stato preceduto dalla proiezione dell'anteprima del filmato realizzato da Domenico Vasapollo, per la società Natura Avventura, sulla traversata in sleddog dello scorso febbraio.

COSA S'INTENDAVA FARE: DAL LUPO AL CANE

L'idea era di coinvolgere personaggi del mondo accademico (biologi) e farli interagire con personaggi più prettamente del mondo cinofilo cinotecnico (esperti ENCI e veterinari), il tutto non perdendo di vista lo sleddog e l'escursionismo ambientale, cosa di cui Cani Avventura, spesso cercando l'azione sinergica della società Natura Avventura (turismo, didattica ed educazione ambientale) si occupa.
La linea sempre quella: lupo, cane ed uomo. Le reciproche influenze. La cultura nell'uomo e nel cane. La domesticazione. L'etologia. Lo sleddog.
Siamo riusciti ad invitare, e li ringraziamo di nuovo, il Prof. Paolo Ciucci dell'Università la sapienza di Roma, biologo popolazionista, riconosciuto ricercatore ed esperto sul lupo, la Dott.ssa Eugenia Natoli, biologa ed etologa, che lavora presso l'Ospedale veterinario di Roma, la sig.ra Maria Grazia Miglietta, esperto ENCI, abilitata alle razze da traino, il Dott. Massimo Floris, veterinario che tra le altre cose si occupa di medicina sportiva del cane, cinofilo, il Dott. Roberto Travaglini ed il Sig. Domenico Vasapollo esperti di didattica ed educazione ambientale, guide ambientali ed escursioniste. Domenico, per altro, aveva gestito la guida e la logistica della traversata in sleddog. Il sottoscritto ha curato un piccolissimo cammeo, per la verità un po' farraginoso (la stanchezza si è fatta sentire!), a mo' di raccordo tra l'intervento dei biologi ed i successivi.
Un gruppo eterogeneo, sicuramente stimolante, e c'è parso stimolo apprezzato dagli stessi relatori, certamente una scommessa.

COSA SI E' OTTENUTO: LUPO, ETOLOGIA DEL CANE, RAZZE DA TRAINO, FISIOLOGIA DEL LAVORO, DIDATTICA AMBIENTALE.

La scommessa era riuscire ad amalgamare figure così distinte, a riuscir a seguire il filo conduttore principale. Il tutto in un tempo forse troppo limitato. Ciò che si è ottenuto è stato leggermente diverso. Sicuramente invitante, anche potenzialmente, e lo si è visto nel dibattito finale dove i relatori hanno interagito spesso tra loro. Dibattito purtroppo castrato dal tempo, tanto che uno dei relatori ci ha gettato l'invito di riproporre qualcosa di simile ma in una due giorni.
Si è quindi partiti dal selvatico per passare poi ai comportamenti dei cani, all' "idea" dello sleddog, alle razze da traino ed alla fisiologia del lavoro. Di come lupo (e cane) possano essere uno stimolo per un lavoro di didattica ambientale.
Prima di effettuare un "viaggio " tra gl'interventi, però vorrei sottolineare alcuni punti comuni emersi: il cane non è il lupo, pur se da esso discende, ed il cane ha il suo significato solo in una situazione antropica; ovvero il cane è animale domestico che deve vivere, anche per il suo benessere, in contatto coll'uomo. Rispettare la biologia del cane è rispettare anche il lavoro per il quale è stato selezionato e, aggiungo io, in definitiva, traslandolo sul nostro piano culturale ed eventualmente adeguandolo, è rispettare veramente l'animale e la sua natura. Tutte le razze hanno uguale distanza genetica dal progenitore comune. Il cane presenta una neotenia comportamentale, in soldoni ed in generale, un comportamento perennemente da individuo giovane e subalterno, rispetto il selvatico, frutto della domesticazione. Anacronisticamente abbiamo più conoscenze dell'etologia del lupo che di quella del domestico. Nella selezione del cane di razza non va dimenticato l'aspetto per cui quella razza si è formata e, parlando del lavoro, un allenamento non si può improvvisare ma va attentamente programmato e valutato avendo cura di mantenere sempre l'aspetto giocoso per il cane nel suo rispetto.

UN EXCURSUS DEGLI INTERVENTI

Analizzare gl'interventi di una giornata di lavori in uno spazio limitato è impresa impossibile. Sarò quindi schematico, forsanche impreciso, me ne scuso, cercando di sottolineare gli aspetti salienti dei discorsi.
IL LUPO ED IL CANE
Il cane discende dal lupo, con la domesticazione, che seppur con modi e tempi ancora in discussione, va fatta risalire al preneolitico, 14, 15000 anni fa. I cani nordici non sono vicini al predecessore selvatico più che le altre razze. Un mito, spesso iconografico, quindi da smentire. E poi la biologia del lupo, le difficoltà gestionali, la socialità e la territorialità, importanti anche per un controllo demografico ed, in parte, per l'equilibrio con le specie preda. La sola coppia dominante si riproduce e le unità territoriali (branchi) non sono sovrapponibili. E questo lo ritroveremo diverso nei cani vaganti, dove i gruppi di poche unità, sono formati da coppie monogame dove al maggior numero di cuccioli però corrisponde una mortalità elevatissima mancando peraltro l'effetto "protettivo" del branco. Per arrivare alla non indipendenza riproduttiva degli inselvatichiti (cani che più non hanno rapporti con l'uomo e si muovono in ambienti selvatici) che dipendono come reclutamento soprattutto dai randagi avendo una mortalità durante il primo anno elevatissima ed essendo poco abili nella predazione (dipendono molto dalle discariche). E poi il discorso sul randagismo canino, dove si passa dalla distinzione tra cani padronali vaganti, randagi ed inselvatichiti. Dove la responsabilità umana è notevole, forse esclusiva. E, tornando al selvatico, i problemi; in primis quello d'ibridazione col lupo ed i danni alla zootecnia provocati dai cani vaganti, che questa situazione crea. Dove studi passati mostrano un andamento crescete di "vaganti" scendendo verso l'Italia meridionale, per altro inverso al numero totale di cani. Quindi anche problemi culturali. Cane e lupo vanno considerate unità faunistiche differenti e separate ed il cane ha senso e responsabilità solo nell'uomo. L'andamento del lupo, drammatico in Italia negli anni '70, ha visto e vede un progressivo recupero numerico (dai 100 soggetti di allora ai 600 di oggi), ecologico (dall'approvvigionarsi nelle discariche alla predazione delle specie reintrodotte) ed un recupero dell'areale. Merito sono state la ricerca e la tutela legale, ma, soprattutto, la grossa capacità di recupero della specie (incremento rapido e dispersione sul territorio; esempio ne è il lupo "Ligabue" che recentemente è stato monitorato spostarsi dall'Appennino Parmense fin in Francia). Situazione che purtroppo vede ancora in testa il bracconaggio ed una ricerca non sufficientemente incentivata. E poi la rilevazione delle tracce, l'analisi della dieta attraverso la raccolta delle feci, gli ululati indotti per riconoscere i branchi, gli snow tracking (ricordano un po' le nostre uscite in slitta?) all'inseguimento delle tracce, i radio collari ed i sistemi satellitari...

IL CANE ED IL LUPO

La mimica, il linguaggio degli individui nel branco di lupi, che possiamo ritrovare pari nel cane. E poi, il cane, che essendo passato attraverso il processo di domesticazione ha sviluppato delle capacità che il lupo non ha, dovendosi questi raffrontare ad un ambiente selvatico ed avendo quindi un equilibrio nelle sue "caratteristiche" e non un'esaltazione di alcune di esse come avviene invece nel cane dove, secondo le tipologie di lavoro, alcune qualità specifiche vengono affinate ed esaltate. Proiezione di filmati di cani vaganti e definizione del comportamento sociale nella specie con analisi dei comportamenti intraspecifici, quali aggressività, attacco; atteggiamenti di spostamento per abbassare situazioni di ansia moderata, quali il leccarsi, atteggiamenti di sottomissione. Rapporto tra rango e frequenza di urinazione (generalmente i dominanti marcano maggiormente, e soprattutto sull'orina degli altri conspecifici). Aggressività mostrata solo saltuariamente (in un gruppo ben definito) e sottomissione invece espressa regolarmente. E poi, anacronisticamente, conosciamo molto più del lupo che del cane, addirittura del gatto che nelle nostre città ha acquisito un "moderno" comportamento sociale. Il cane normalmente vive, unico rappresentante della propria specie, nel branco misto coll'uomo e quindi difficilmente è studiabile nei suo rapporti sociali e pochi sono gli studi in proposito. Nei cani padronali delle città di fatto difficile è l'espressione di comportamenti sociali intraspecie. Gli stessi cani che frequentano tutti i giorni il medesimo parco, in realtà non sviluppano una catena gerarchica ma rapporti che ridefiniscono di volta in volta essendo gl'incontri sporadici, frequentemente influenzati, e spesso negativamente, dall'atteggiamento dei proprietari.

LO SLEDDOG, IL LAVORO NEL CANE ED I CANI DA SLITTA

E qui forse l'avere la possibilità di trattare una muta di sleddog, poter vedere un buon numero di cani vivere insieme come nucleo stabile, può consentire osservazioni fortunate. Lo sleddog, che nasce in popoli primitivi ed in condizioni estreme. Che rappresenta bene questa forma di simbiosi. Con influenze reciproche; perché se è vero che l'uomo ha domesticato e selezionato il cane, è pur vero che il cane nel suo lavoro ha pesantemente condizionato l'ecologia e la cultura umana. I popoli artici, coi loro cani, hanno costruito un castello sociale ed economico di sopravvivenza influenzato fortemente anche dal cane. E guardando a questo rapporto, ora traslato nella nostra cultura con rapporti spesso col singolo cane, di frequente assistiamo a distorsioni quali l'antropomorfizzazione dell'animale che sovente diviene il bambino mancato. Con problemi nei rapporti tra le due specie. Il cane vive bene nel suo ruolo di cane all'interno di un ambiente antropico e rispettare la sua biologia è anche rispettare e rivalutare il lavoro per il quale si è "formato". Quindi un accenno sui cani dello sleddog. Gli Alaskan Husky, "razza" non definita cinotecnicamente. La formula uno dello sleddog. Selezionati in origine dai musher Nord americani in funzione della prestazione. Con incroci liberi ed inevitabile elevato polimorfismo. E poi le razze riconosciute dagli organismi cinotecnici. Quelle nordiche da traino. Dove dobbiamo ricordare sempre il concetto di bellezza funzionale; ovvero come ogni aspetto morfologico debba essere visto in funzione del lavoro originale. Che bello è funzionale ed ogni razza ha il suo scopo. Fino ad affermare che quanto riportato nello Standard del Malamute, "il grado di penalizzazione dovrebbe dipendere da ( ... ) quanto un particolare difetto effettivamente condiziona la capacità del cane di lavorare", dovrebbe forse essere riportato anche negli altri Standard.Quindi una descrizione dei Siberian Husky, dei Groenlandesi, degli Alaskan Malamute, dei Samoiedo; tutti eccezionali cani da lavoro. Un'esposizione delle loro andature ed il ricordare che in un cane da slitta molto importante è la struttura dorsale, soprattutto reni e groppa, che in ultima analisi sono quelle che trasmettono la spinta del posteriore. Tutti animali che trovano origine nell'allevamento ed utilizzo presso popoli primitivi artici di cui alcuni di loro ereditano finanche il nome. Ricordando ancora che se Samoiedo e Siberian sono adatti a carichi leggeri, i Groenlandesi ed i Malamute sono costruiti per trasporti pesanti. Ed ancora la morfologia, la bellezza, è funzione del lavoro.

IL LAVORO E L'ALLENAMENTO

Lavoro analizzato anche nel suo aspetto fisiologico. Con l'uomo che nel tempo ha selezionato varie razze canine adatte a lavori specifici (tra cui lo sleddog) e che nell'allevamento del cane sportivo deve tenere ben presenti i punti di una buona salute e forma fisica, il potenziamento del patrimonio genetico, la corretta alimentazione, l'allenamento razionale ed il contesto ambientale in cui il cane lavora. Si parla quindi di fisiologia muscolare ed articolare. In merito all'allenamento è da ricordare che un eccesso stressa il cane sia fisicamente sia psicologicamente (il lavoro deve anche essere visto come gioco). Durante la stagione agonistica bastano due sedute di allenamento al mese per mantenere un adeguato livello di forma ed importantissimo è il riscaldamento che favorisce un aumento dell'attività enzimatica, del flusso sanguigno e diminuisce i tempi di contrazione muscolare. Così come è importante, dopo un allenamento, il praticare degli esercizi di defaticamento che favoriscano l'eliminazione dell'acido lattico ed impediscano l'accumulo di sangue. L'allenamento è il sottoporre l'organismo ad una serie di esercizi d'intensità, durata e frequenza col risultato d'incrementarne le prestazioni. E poi, i principi di allenamento e gli scopi (sistemi di trasporto dell'ossigeno, muscolari, articolari). Quindi i metodi d'allenamento (intervallato e continuo) e le varie fasi (preagonistico, agonistico, fuori stagione). Importante è non eccedere nelle sedute per non stressare il cane. Così come importantissimo è monitorare il recupero e l'affaticamento attraverso il controllo della frequenza cardiaca; a riposo, dopo attività e tempi di recupero. Una frequenza cardiaca elevata è segno di stress. Non bisogna sottovalutare l'aspetto psicologico, importante è non sottoporre l'animale ad allenamenti stressanti. I profitti di un buon allenamento scompaiono dopo 4, 8 settimane e quindi è bene mantenere il cane in attività anche nei periodi di post allenamento, sconsigliata è la ferma prolungata. Ed ancora sottolineata l'importanza di una corretta morfologia in funzione del lavoro svolto.

EDUCAZIONE AMBIENTALE

Parlare di lupo, cane ed ambiente, porta a valutare anche aspetti di corretta educazione ambientale. Ancor più guardando al lupo, animale molto importante alle nostre latitudini, anche sotto l'aspetto culturale. Un breve excursus quindi sulla tematica dell'educazione ambientale, che può trovare la sua genesi dagli anni '70, dove nasce una nuova idea di scuola e dove si verificano situazioni anche drammatiche (Seveso, Bhopal, Chernobyl) che stimolano una maggiore ricerca ambientale. L'educazione ambientale non è una materia, una disciplina scientifica, bensì un percorso, dei progetti che hanno come fine quello di portare a dei cambiamenti nello stile di vita quotidiano, al modo di rapportarsi coll'ambiente. Spesso l'educazione ambientale è fraintesa e vista come la visita al parco, la semplice escursione negli ambienti naturali. Spesso si confonde quella che è la didattica con l'educazione ambientale. Di fatto uno degli obiettivi è di formare ed educare. Creare un percorso che spesso parte da un evento. Un esempio: partire da un avvenimento quale il recente black out per arrivare a parlare di risparmio energetico. Importantissima e delicatissima è la fase del coinvolgimento dei ragazzi. E qui un buon esempio può essere, nei contesti e tematiche adeguate, lo stimolo e l'interesse suscitato dal lupo e dal cane. Il lupo è un paradigma eccezionale di quello che è il rapporto uomo - natura. E' presente nella nostra cultura, nel nostro immaginario. E' anche uno degli esempi della tutela dell'ambiente, della ricostruzione degli equilibri ambientali. E se il lupo può rappresentare l'ambiente naturale, il cane è il ponte tra la società umana e gli aspetti della natura. E' vicino sia al lupo che a noi.

UN QUALCOSA FORSE DA RIPROPORRE

Di tutto il convegno, più che interessante, che probabilmente si è mosso su una linea un po' differente da come programmato, ci rimane solo un amaro in bocca, e mi ripeto, il poco tempo finale per un dibattito che si è presentato estremamente stimolante. Pensiamo di tornarci a provare. Perché crediamo, ancor più nell'attuale società che spesso sembra vivere i fenomeni solo in superficie, che la nostra attività non possa esaurirsi solo salendo su una slitta per correre insieme e con dei compagni pelosi. Perché fare sleddog, in ambienti naturali, ripercorrendo l'antica simbiosi forse alle volte è solo un'allegoria. Prendo in prestito le parole con cui il Prof. Ciucci ha aperto il suo intervento: "in una società in cui ad oggi c'è sempre meno interesse per i contenuti delle cose che si fanno, trovo che questa portata di didattica, anche ambientale, al di là dell'attività di sleddog, sia molto importante".

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