Un ricordo - Kloor a Kawn del Keral'Ghin

di Maurizio Guiducci

Kloor a Kawn del Keral'Ghin - Dom

Quando percorri una pista con i tuoi cani, quando corri insieme ai tuoi cani (e loro con te), qualsiasi cosa accada, inevitabilmente, incide sulla marcia di tutta la muta. Uomo e cani. Sia che tu arranchi, che una neck si rompa, che un cane sia affaticato. Tutta la marcia risentirà di quell'evento ed il ritmo, o anche la sosta, saranno dettati da ciò.
Spesso ho giocato a trovare un'allegoria tra lo sleddog escursionistico, sovente in solitaria, e la vita.


Personalmente nella mia vita ogni singolo evento non è mai stato isolato nel suo contesto ma ha coinvolto, spesso travolto, tutto il resto. Come una linea che si rompe, un cane che si ferisce, tu che prendi una storta. Ne ha mutato il ritmo ed il tracciato.
Vedo alla vita come un tutt'uno circolare, non come un insieme di parti, non come una linea che conduca ad un traguardo.
Ciò spesso mi è costato, e tanti dei miei fallimenti (e sono molti), a questo in gran parte sono dovuti. Ma molto anche mi ha dato consentendomi di assaporare fino in fondo ogni singola gioia.

Due giorni fa è morto il compagno peloso di quasi dodici anni. Il cane che ha diviso per molto tempo la mia vita. E' stato anche il mio wheel, ma ciò è meno importante. Abbiamo corso insieme per boschi, per ore, soli con altri compagni pelosi. Soprattutto senza mai mete. E questo invece è un pezzo di vita.
Il suo nome di pedigree (Kloor a Kawn del Keral'ghin) era un nome di folletto, da popolo dei boschi. Il nome col quale lo chiamavamo, Dom, era stato preso in prestito da un film, anomalo per gli anni in cui fu prodotto (gli '80, piena era Reagan), Fandango.
Si era guadagnato un posto fisso in casa dopo che da cucciolo era stato morso da una vipera. Scherzando avevamo sempre detto che forse aveva rischiato, facendosi un calcolo che l'avrebbe portato a vivere con noi.
I miei lavori mi fanno passare la maggior parte del tempo in casa. Dom era una consuetudine. Ogni mio movimento, dall'alzarmi la mattina all'andare al letto, erano dettati dalla sua presenza, dalle sue, e mie, consuetudini. Ora, che sono qui alla tastiera del computer, sarebbe stato steso al mio fianco. Non riuscivo a considerarlo solo un cane e so che questo suonerà stupido ad alcuni.

Ora arranco con la mia slitta e forse dovrò fermarmi un po' a prendere fiato.

I suoi occhi mi hanno interrogato fino all'ultimo. Ed io non potevo, non sapevo rispondere; perché semplicemente non so. Forse non sono neanche riuscito ad alleviargli per tempo la sofferenza finale. Forse la mia ennesima presunzione.

Quando corri con i tuoi cani ogni evento, anche il più stupido, incide sulla tua marcia. La salita è dura e forse un pattino è spezzato.
Vorrei bivaccare nel fondo di un bosco innevato, nel profondo di una notte stellata e con i miei compagni pelosi ululare alla luna, chiamare un folletto del buon popolo dei boschi.

Maurizio Guiducci - 5 agosto 2006