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Fernando

di Luis Sepùlveda

Da "Le rose di Atacama" il racconto di un cane vagabondo. Dalla penna del poeta "anarchico" Sepùlveda.

Le rose di Atacama - Luis Sepùlveda

Un giorno ormai perduto nella memoria degli abitanti di Resistencia, nel Chaco, per le sue strade calde ed umide fu visto camminare un forestiero che portava una chitarra e chiacchierava amichevolmente con un cane di razza ignota, che lo accompagnava fedele come un'ombra. Lo sconosciuto bussò alla porta di una pensione e dopo essersi presentato come artista girovago, cantante di boleri per maggior precisione, chiese se lui ed il suo cane potevano prendervi alloggio.
"Sempre che rispettiate le ore della siesta. Tu non canti e il cane non abbaia" gli risposero.


La siesta è lunga nel Chaco. Le ore del riposo passano lente e tranquille come le acque del Paranà. Nella spietata canicola la brezza si allontana verso territori che nessuno conosce, non cinguetta il fornaio, il surubi chiude i suoi occhi tondi in fondo al fiume e la gente si abbandona ad un profondo e benefico sopore.
Pochi giorni dopo il suo arrivo, durante una siesta, il cantante si addormentò per sempre. Quando il padrone della pensione ed i vicini scoprirono il triste evento, si resero conto che non sapevano quasi nulla di lui.
"Uno dei due risponde al nome di Fernando, ma non so se è l'uomo o il cane" disse qualcuno.
Dopo aver seppellito il cantante, in segno di rispetto verso la sua memoria gli abitanti di Resistencia decisero di adottare l'animale, lo chiamarono Fernando e gli organizzarono la vita: il proprietario di una piccola taverna si impegnò a dargli ogni mattina una tazza di latte e due cornetti. Il cane Fernando fece colazione per dodici anni nello stesso locale e allo stesso tavolo. Un macellaio decise di servirgli quotidianamente, a mezzogiorno, un pezzo di carne con l'osso. Il cane Fernando andò puntuale all'appuntamento per tutta la sua esistenza. Gli artisti del Fogòn de los Arrieros, una casa aperta a tutti in cui i viandanti trovano ancora un posto per riposare ed un mate, accettarono il cane Fernando come socio dell'istituzione, dove si mise in luce come implacabile critico musicale. Forse ereditato dal suo primo padrone, il cane possedeva infatti uno spiccato senso dell'armonia ed ogni volta che qualche musicista stonava, doveva sopportare la reprimenda degli ululati di Fernando.
Mempo Giardinelli mi ha raccontato che durante il concerto di un prestigioso violinista polacco in tournée nel Nordest argentino, il cane Fernando ascoltò attentamente dal suo posto in prima fila, con gli occhi chiusi e le orecchie tese, finché una stecca del virtuoso gli fece proferire uno straziante ululato. Il violinista interruppe l'interpretazione e pretese che il cane fosse allontanato dalla sala. La gente del Chaco rispose chiaro e tondo: "Fernando sa quello che fa. O suoni bene o te ne vai tu".
Per dodici anni il cane Fernando passeggiò a suo piacimento per Resistencia. Non c'era matrimonio senza gli allegri latrati di Fernando, mentre i novelli sposi ballavano un chamamé. Se Fernando mancava a qualche veglia funebre, era un vero discredito tanto per il morto quanto per i parenti.
Disgraziatamente la vita dei cani è breve e quella di Fernando non fece eccezione. Il suo funerale fu il più affollato che Resistencia ricordi. I necrologi riempirono di tristezza i giornali locali, innumerevoli paraguaiani attraversarono il confine per manifestare il loro sincero dolore, i pezzi grossi della politica cantarono le lodi delle sue virtù civiche, i poeti lessero versi in suo onore ed una sottoscrizione popolare finanziò il suo monumento, che si erge davanti al municipio, ma voltandogli le spalle e cioè mostrando il culo al potere.
Un paio di settimane fa, insieme a mio figlio Sebastiàn che sta imparando a conoscere i sentieri che amo, lasciammo Resistencia per attraversare l'impenetrabile Chaco. Sul limitare della città, leggemmo per l'ultima volta il cartello che dice: "BENVENUTI A RESISTENCIA, LA CITTA' DEL CANE FERNANDO".

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