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Occhio azzurro, occhio chiaro...

Siberian Husky - eterocromia dell'iride

Il Siberian Husky è una delle poche razze che possono presentare un occhio chiaro od anche eterocromia dell'iride (un occhio ed un occhio od anche due colori in un unico occhio). Questa caratteristica è stata fortuna e disgrazia per la razza ed è ancora una questione con la quale ci si deve confrontare, sia in allevamento, sia nel rapporto coi futuri proprietari. Facciamoci un po' di "chiacchiere" intorno.

Ed iniziamo col vedere quello che ci "racconta" lo Standard di razza: "...Gli occhi possono essere marroni o azzurri; sono ammessi occhi di colore diverso o con entrambi i colori nello stesso occhio.". In pratica quello che ci dice lo Standard è che è ininfluente il colore dell'occhio; in termini di selezione, quindi, non ce ne dovrebbe importare niente. Ma da un punto di vista sanitario? Beh, l'occhio chiaro nel Siberian non è legato a patologie oculari, ne' acquisite, ne' ereditarie, non è legato al gene Merle ne' ai geni dell'albinismo; un occhio chiaro è perfettamente funzionale. Ed anche questo è un punto importante ricordando che questa razza ha una discreta incidenza di cataratta giovanile (e magari qualcuno potrebbe fare confusione). Quindi, occhio chiaro o scuro è assolutamente ininfluente. Ed i futuri proprietari? Tempo fa la richiesta dell'occhio chiaro era alta, ora un po' più "ragionevole", ma viene chiesto. Spesso si è confusa questa caratteristica come indice di cane "puro", spesso, si è pensata tipica in altre razze, vedi Malamute (e chi è che ha un  Malamute e non se l'è sentito chiedere?) dove l'occhio chiaro non è presente. Soprattutto è fuorviante cercare un cane mirando ad aspetti puramente estetici ininfluenti per l'aspetto morfofunzionale. Infatti "bello" in cinotecnia va letto come attinente allo Standard ed alla funzione dell'animale (che nel Siberian Husky è cane da lavoro, il suo lavoro). Diciamo anche che il termine diffuso "mostra di bellezza" quando si parla di esposizioni, non aiuta; l'expo è altro, o almeno dovrebbe essere altro, un momento di valutazione tecnica. Poi c'è l'aspetto caratteriale e, non ultimo, quello sanitario. Questa caratteristica dell'iride, e parliamo ancora del proprietario, ha in passato contribuito a creare la "moda" per questa razza, di certo aiutata dalle riviste di settore che, in maniera originale, titolavano sempre, quando si parlava di Husky, "...dagli occhi di ghiaccio". Ed una moda per una razza è sempre una tragedia. Rapporti uomo-cane sbagliati, incomprensioni e leggende su questo animale, cani prodotti con pochi scupoli. Ed ancora ora, che quest'onda è ampiamente e da tempo cessata, e direi, per fortuna, i problemi creati ce li tiriamo ancora dietro.
E da un punto di vista di allevamento? L'occhio scuro, se non si fa pressione, tende ad essere di gran lunga più presente. Non ci dovrebbe interessare molto (o nulla) della faccenda, quando pensiamo ad un accoppiamento; sono ben altri i fattori da tenere in considerazione. Tenendo presente anche il rischio di perdere in patrimonio genetico per inseguire un carattere assolutamente trascurabile. Però l'occhio sul pubblico ancora tira; c'è, ancora c'è la richiesta dell'occhio chiaro. E' lecito avere delle preferenze, per carità, ma le accettiamo solo se secondarie a tanti altri aspetti da chiedere su questo cane. In ogni caso, per quel che ci riguarda, l'occhio viene come viene. Però se il pubblico chiede c'è chi magari ci prova. Occhio azzurro, occhio chiaro, split eyes, eterocromia... ed ancora ora c'è qualche "piazzista di cani" che promette l'occhio azzurro, l'occhio di ghiaccio. E se ragioni così, non ti fai certo scrupoli stringendo in consanguineità (che poi, diciamolo, non è l'unico metodo per stringere rapidamente su di un carattere, ma proprio no!). Ci è capitato di leggere pedigree allucinanti, con incroci tra madre e figlio, cucciolate di fratelli. Ed allora il guaio genetico te lo vai pesantemente a cercare, la depressione in consanguineità, anche.
Allevare cani, ma anche farsene compagni, richiede molta attenzione e apprendimento; continui. Ci può piacere, di più o di meno, anche un carattere secondario, lecito, però la selezione e la scelta la vogliamo su altro.

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