Famiglia di chukci col loro cane
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Quanto i cani finiscano per entrare nelle culture dei popoli che li hanno domesticati, ne abbiamo detto più volte. Per popoli, come quelli dell'Artico Siberiano, dove i cani erano risorsa vitale, questo legame ed influenza è notevolmente forte e, inevitabilmente, finiamo per trovarli incastonati nella loro mitologia.
Al solito parleremo in particolare del popolo chukcio, anche per "facilità e omogeneità" di fonti.
E a proposito di fonti, tutto quanto segue è soprattutto estrapolato da un lavoro del primissimo '900, curato da un etnografo, Waldemar Bogoras, che ha raccolto e trascritto racconti verbali di questo popolo. In rete è reperibile facilmente uno dei volumi di questa opera, "Vol.VIII parte I Chukchee mythology", ad esempio a questo link
come anche il volume XII parti 1-2-3 a quest'altro indirizzo
Alcuni passi sono presi direttamente dall'opera, altri da fonti terze che la citano. Quindi, per chiarezza, quando ci saranno testi riportati virgolettati, relativi direttamente all'opera originale, useremo il carattere corsivo.
Nella mitologia dei chukci, il cane è generalmente visto come figura di collegamento tra i mondi, guida delle anime ed anche giudice post mortem. Si pensava anche le anime potessero reincarnarsi nei cani.

E cominciamo dai cani guardiani, quasi tutti ne abbiamo sentito parlare, anche a noi spesso è capitato di citarlo. Spesso abbiamo parlato di cani guardiani del cielo mutuando dalla nostra mitologia. Beh, per il popolo chukcio, ma anche per altri popoli siberiani affini, l'esistente era diviso in tre piani di realtà: un mondo superiore (raggiungibile misticamente solo dallo sciamano), medio (quello degli uomini) ed inferiore (in cui troviamo il regno dei morti). Quindi:
"A new-comer to the world of the dead has to pass at first through a region inhabited by dogs, who live in small earth huts of their own. Men who during their lives were unkind to dogs, and habitually beat them, will be attacked by the dogs underground, and bitten severely."
"Chi giunge per la prima volta nel mondo dei morti deve attraversare una regione abitata da cani, che vivono in piccole capanne di terra di loro proprietà. Gli uomini che in vita si sono dimostrati crudeli con i cani e li hanno picchiati abitualmente, saranno attaccati dai cani sottoterra e morsicati gravemente."
o anche
“Quando un nuovo arrivato giunge nel paese dei morti, deve attraversare il mondo dei cani. Se durante la sua vita è stato crudele con i cani, questi lo attaccano e lo mordono ferocemente. Solo chi ha sempre trattato bene i cani può passare senza danni.”

I cani sono quindi guardiani e giudici ed impediscono (addirittura aggrediscono) chi in vita li ha maltrattati. Ciò ci fa capire quanto i cani fossero importanti per l'economia di questo popolo, tanto da dover essere rispettati con attenzione, e con punizione post mortem. Dobbiamo anche cercar di capire queste tendenze liberandoci da una visione che la nostra cultura, con radici ancora ben ancorate nel romanticismo, può darci fuorviante. Erano popoli "duri", al limite della sopravvivenza e quel maltrattare va ben interpretato, così come andranno poi interpretati correttamente i sacrifici animali.
Altre fonti, relative anche ad etnie vicine, riportano di due cani messi alle porte del regno dei morti, che sempre impediscono l'entrata a chi in vita ne ha maltrattati. Ancora, tra popoli della Siberia Orientale, troviamo l'immagine di cani guardiani e giudici ma corruttibili con offerte che vengono elargite durante la cerimonia funebre.

Un cane viene riportato anche in un rituale sciamanico di resurrezione (lo sciamano lo invia al seguito dell'anima del morto), sempre da Bogoras, e ancora una volta è la figura di collegamento tra i mondi:
"Then this dog starts on, pursuing the dead man [...]. It follows him, howling and barking [...]. It snaps at him (while he is) going, and intercepts his path in every direction. At last it makes him come back from his long journey. He must enter the body and put it on again."
"Poi questo cane si mette in cammino, inseguendo il morto [...]. Lo segue, ululando e abbaiando [...]. Gli si avventa contro (mentre) cammina, e gli blocca la marcia in ogni direzione. Alla fine lo fa tornare indietro dal suo lungo viaggio. Deve entrare nel corpo e rivestirlo."

Oggetti Penisola dei Chukci
Etnografiska museet, Stockholm, Sweden - Public Domain

Il cane, come protettore e traghettatore di anime appare nei sacrifici funerari. Cani (sembra con parsimonia tra i chukci della costa, evidentemente, per l'economia del popolo, erano molto importanti) e renne venivano sacrificati nei rituali di passaggio. E, questo, spogliandoci di nuovo della nostra cultura, fa ancora una volta capire l'importanza del cane in queste genti, dove sacrificio agli spiriti, od offerta di anima animale a protezione e guida di quella del defunto, non può essere altro che quella di figure che più di altre hanno importanza economica e valenza spirituale.
D'altro canto, l'apparizione dei cani da slitta può essere anche immaginata e ricondotta ad una metamorfosi da uomo a cane (dovrebbe anche esistere un racconto a tal proposito ma non riusciamo a trovare una fonte abbastanza attendibile), spesso nei miti presente, figura magica del cane, come anche i racconti di cani mutaforma (con natura sia animale che umana).

Sempre figura sciamanica di protezione e traghettatore di anime è quella del grosso cane che protegge il suo padrone e affronta gli spiriti malvagi Ke’let che avevano assaltato il campo. Affronta un secondo cane inviato dagli spiriti malvagi e poi afferra con la bocca il padrone e lo porta lontano dalla capanna. Ed anche qui può essere l'allegoria dell'anima che lascia il corpo traghettata e protetta sempre dal cane.

La figura centrale del cane appare anche nel mito dell'avvento della morte (anche questo importantissimo), qui è riferita a popoli più continentali siberiani, qualcosa di analogo potrebbe esserci anche tra i chukci. È una figura un po' imbrogliona e cialtrona (ma forse anche regolatrice del ciclo naturale) che ricorda da vicino quella del coyote, sempre nel mito della morte, degli indiani delle praterie americani. L'abbiamo ritrovata in un catalogo "Memoires du museum national d'histoire naturelle - festins d'ames et robes d'esprits".
Uno spirito Sovoki (spirito generalmente benevolo) sta forgiando delle anime e lascia un cane (nudo?) a guardia. Arriva Satănă (spirito malvagio) e corrompe il cane "fammi vedere le anime" in cambio di una pelliccia. Appena il cane mostra le anime, Satănă ci sputa e le ruba. Così la morte appare tra gli uomini.

Tutto questo excursus, fatto anche per semplice curiosità, è sempre per rimarcare la figura e l'importanza del cane da slitta nella cultura dei popoli della Siberia artica. Quei cani che, sì, forse nascono dagli uomini, con gli uomini lungo il percorso complesso della domesticazione.


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