Seppala col suo leader Togo
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Nome è un città mineraria esposta sul Mare di Bering. Nella stagione fredda alaskana l'isolamento era massimo. È l'inverno del 1925, peraltro un inverno particolarmente rigido, quando scoppia un'epidemia di difterite. I primi casi si contano nel dicembre del 1924, il primo decesso è di fine gennaio. L'impatto è forte, sono ancora vividi i ricordi dell'epidemia d'influenza, la "spagnola", che solo sette anni prima aveva mietuto centinaia di morti nella regione. La difterite ha un'alta mortalità, soprattutto tra i bambini, ma non risparmia neanche gli adulti, ed è altamente contagiosa.

L'unico medico di Nome, il dottor Curtis Welch, invia tramite telegrafo la notizia. Esiste una cura, l'antitossina, il siero antidifterico era in produzione negli USA già dal 1895, ma le scorte sono pochissime e scadute, assolutamente insufficienti, e non si sa come farlo arrivare alla città di frontiera. Il mare è ghiacciato, gli aerei del tempo inutilizzabili. È corsa contro il tempo, il rischio del dilagare dei contagi, notevole. Con il treno si può arrivare fino a Nenana. Le slitte coi cani sono l'unica possibilità per arrivare a Nome in un percorso di 674 miglia (più di 1080 chilometri). E i topi siberiani, come erano stati appellati al loro arrivo in Alaska i futuri Siberian husky, forniranno l'apporto maggiore con almeno la metà dei cani partecipanti. Il 24 gennaio viene programmata una staffetta con le slitte che da Nenana porti il siero a Nome passando per il punto medio di Nulato. Saranno 20 le mute e 150 i cani che oltre ai Siberiani vedranno quelli che saranno i Malamute, cani Inuit e mix. Tra i musher ci saranno anche molti nativi e Leohnard Seppala, già uno dei più famosi musher alaskani, chiamato “king of the trail”, finirà per entrare nella storia, non senza qualche polemica, affrontando il tratto di percorso più lungo e pericoloso.
Intorno le ore 23 del 27 gennaio 1925 la prima staffetta parte da Nenana con temperature bassissime e il blizzard, si parla anche di -52 gradi celsius, nella notte invernale artica, con alla guida il musher "Wild" Bill Shannon. Percorrerà 84 chilometri e subirà un grave congelamento facciale. Tre cani della sua muta di 11 moriranno in conseguenza di danni polmonari da freddo.
Le staffette proseguono e nel frattempo, figlia delle nuove tecnologie, la distribuzione della radio negli USA, la notizia si diffonde e la situazione a Nome e il trasporto del siero, la "grande corsa della misericordia" come viene battezzata, diviene un evento seguito da tutta la nazione.
Intanto, durante il percorso vengono decise delle variazioni per accelerare i tempi e le percorrenze sono più rapide del previsto. Seppala, che sarà il terzultimo staffettista, partito con una linea di 20 cani, che man mano lascerà nelle stazioni di sosta per il ritorno e per gli altri equipaggi rimanendo durante la fase del trasporto del siero con 11, e con i leader Togo, di quasi dodici anni, e Scotty (secondo altre fonti Fritz), intercetta la muta col siero quasi casualmente, poco fuori di Shaktoolik. Decide di accorciare il percorso tagliando Norton Sound, sul mare ghiacciato. Percorso più breve ma ricco di rischi, ghiaccio instabile e in deriva, presenza di acqua libera. E nel suono del ghiaccio Seppala e i suoi cani rimarranno anche imprigionati su di una lastra alla deriva. Si polemizzò pure che i rischi presi fossero veramente eccessivi e che seguire la pista lungo la costa, pur se con percorso più esteso, fosse più indicato. A posteriori non ci è dato fare valutazioni, di fatto Leohnard Seppala consegna il siero a Charlie Olson a Golovin. La sua tappa fu la più lunga con 146 chilometri portando il siero a cui vanno aggiunti i 274 per giungere da Nome a Shaktoolik per un totale di 420 chilometri. Charlie Olson, dopo altri 40 chilometri, che poi è la lunghezza media che si era previsto far percorrere ad ogni equipaggio, incontra Gunnar Kaasen a Bluff che con una muta di 13 cani, di proprietà di Seppala, con a leader Balto e Fox, compie gli ultimi 85 chilometri saltando lo scambio col musher Ed Rhon, vedremo più avanti. Durante il percorso, per un violento colpo di vento, la slitta si ribalta e il sacco con il siero finisce sul ghiaccio. Kaasen, nel buio della notte artica cerca colle mani nella neve e riesce a ritrovare l'involucro. Al traguardo avrà lesioni da congelamento. Il siero arriva a Nome il 2 (secondo altre fonti l'1) di febbraio del 1925. L'intero percorso è stato coperto in 5 giorni e mezzo. Il siero è ghiacciato, viene fatto sciogliere e il medico di Nome lo inocula a gran parte della popolazione. Il 21 di febbraio viene revocata la quarantena.
Alla fine i morti furono 5 o 7, anche se tra la popolazione nativa, al di fuori da Nome probabilmente i numeri furono molto più alti, ma soprattutto il rischio di un'epidemia di massa fu scongiurato.
I "topi della Siberia", già ben conosciuti in Alaska, conquistano il resto del nuovo mondo.
La corsa del siero fu ispirazione per una delle più famose corse di slitta Nord Americane, l'Iditarod, che si sviluppa per 1600 chilometri tra  Anchorage e Nome.

BALTO E TOGO

Balto e Togo
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La corsa del siero, enfaticamente la "grande corsa della misericordia", fu forse uno dei primissimi eventi con seguito di massa nella storia degli Stati Uniti. Le notizie continue date alla radio e il seguito di tutta la stampa focalizzarono l'opinione pubblica; gli albori dei mass media. Abbiamo visto che a Nome entrarono Gunnar Kaasen con Balto come leader. Questo fu l'evento più visibile, documentato e fotografato, e Balto rapidamente assurse a cane eroe della corsa. Furono le immagini di Kaasen e di Balto a prendere la luce dei riflettori, cosa che la gente chiedeva, ché si vuole sempre un eroe, finendo per oscurare gli altri partecipanti, cani e uomini. Sull'immagine di Balto venne eretta una statua in Central Park a New York, ancora visibile. Seppala, che aveva coperto il tratto più lungo e pericoloso, aveva allevato sia il suo leader Togo, sia Balto che era pur sempre un suo cane come il resto della muta di Kaasen, e non riusciva ad accettare che non venisse riconosciuto valore al suo leader, e forse anche a se stesso. Per di più Balto era stato coadiuvato in coleader con un altro cane, Fox. Nel 1926 Seppala con i suoi cani, circa 40, e Togo compie un giro per gli States che diffonderà la fama dei Siberiani e che culminerà in un’esibizione al Madison Square Garden di New York con una riabilitazione di Togo che riceve una medaglia dall'esploratore artico Roald Amundsen. Nell’immaginario collettivo però permane l’immagine di Balto. A seguito anche di dichiarazioni di Seppala, nel 1927 il New York Times aumentò la confusione ipotizzando che non fosse Balto l'eroe della corsa ma Fox, ancora senza parlare di Togo. Leonhard Seppala arriva ad affermare, forse ingiustamente, nelle sue memorie, curate da Elizabeth Ricker nel libro "Seppala, alaskan dog driver", che Balto fosse una "nullità", "il cane della stampa" (traduzione presa dal libro di Filippo Cattaneo - Siberian Husky). La muta di Kaasen con Balto e Fox leaders in ogni caso compì una delle staffette più lunghe con 85 chilometri dopo quella impressionante di Seppala. Tuttavia la tappa di Kaasen fu investita da polemiche e forse con un certo fondamento. Kaasen avrebbe dovuto compiere la penultima tappa e consegnare il siero a un altro musher, Ed Rohn. Invece passò oltre, sostenendo che Rohn, il quale aveva ricevuto informazioni che la staffetta fosse ferma per il maltempo a Solomon, fosse addormentato; il tutto per non allungare i tempi dovuti alla preparazione dei cani e della slitta. Molti musher sospettarono invece un salto intenzionale per essere chi raccoglieva gli onori per l'entrata in Nome. Come sempre cose da uomini. Togo, che al tempo della corsa aveva quasi 12 anni, prende il suo nome da Heihachiro Togo, un ammiraglio giapponese della guerra nippo-russa. Per Seppala era il leader naturale, quello che avrebbe voluto da sempre allevare. E sicuramente le capacità di Togo e l'esperienza di Seppala ebbero peso nell'attraversare Norton Sound. Intanto Balto, dopo la statua, la donazione della chiave, a forma di osso, della città di Los Angeles, aver recitato in un film, era stato venduto insieme al resto della sua muta e finito in un piccolo spettacolo a Los Angeles, probabilmente tenuto in cattive condizioni. Ancora cose da uomini. Una raccolta fondi lo riscatterà e terminerà i suoi giorni, insieme alla sua muta, nello zoo di Cleveland dove, nel Museo di Storia Naturale è possibile ancora oggi vedere il suo corpo imbalsamato. Togo invece finirà la sua vita nel Maine, con Elizabeth Ricker, agli albori del Siberian Husky. Seppala fu presente il giorno della sua eutanasia. Anche il corpo di Togo, imbalsamato, è visitabile all’Iditarod Trail Headquarters Museum di Wasilla, in Alaska. Ancora oggi la querelle, in un certo senso, continua. Film di animazione, film, con lo zampino della Disney, fino all'ultimo, forse il più coerente storicamente, anche se molto romanzato. Ma a noi questa diatriba non piace. Leonhard Seppala era uomo di frontiera, non certo tenero nei sentimenti. Sicuramente netto, e a lui si deve l'inizio moderno della razza del Siberian Husky, molto della storia dello sleddog e una parte importante nella corsa del siero. Lo possiamo comprendere. Però i cani erano lì, Balto come Togo e tutti gli altri. Ci piace vederli così, liberi dalle ambizioni umane di cui nulla sanno. A tirare una slitta perché è quello che fanno. A rispondere con gioia a un "mush!" anche se potrà costargli la vita in un'impresa al limite e disperata come la corsa del siero, ché per loro è una corsa come un'altra. E la statua, quella a Central Park, la statua cui una petizione online nel 2019, non la prima, chiese la sostituzione con una di Togo, sì, ancora, sull'onda dell'ultimo film. Quella statua che fu sì ispirata dalla figura di Balto ma dedicata in realtà a tutti i cani da slitta, al loro spirito indomito, così la dobbiamo vedere. Quell'omaggio che è sulla targa alla base del monumento: "Dedicata allo spirito indomabile dei cani da slitta che trasportarono l’antitossina per seicento miglia su ghiacci impervi, attraverso acque insidiose, tra le bufere artiche, da Nenana fino al soccorso della colpita Nome nell’inverno del 1925. Resistenza - Fedeltà - Intelligenza".


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