Siberian Husky al traino

I lavori che i cani, resi specialisti dalla domesticazione rispetto al selvatico d'origine, compiono, per maggior parte traggono origine dai pattern del predatorio. Ne abbiamo già parlato qui per quel che riguarda il Siberian Husky. Durante le fasi della domesticazione soprattutto la pressione e la modifica di questi ha sviluppato le attitudini delle varie razze. Così, ad esempio, se il Siberian attiva moduli comportamentali che nel selvatico sono parte della fase di ricerca e inseguimento (locomozione persistente, orientamento, mantenimento di direzione e ritmo), un cane da condotta su gregge utilizzerà quelle della ricerca, fissazione visiva e inseguimento della preda (adeguatamente indirizzate e amplificate dalla domesticazione) senza arrivare, sarà inibito, all'abbattimento, all'uccisione e al consumo.
Le fasi sono orientamento, fissazione visiva, avvicinamento, inseguimento, morso di presa (grab-bite), morso di uccisione (kill-bite), dissezione e consumo.
Quindi sì, come abbiamo già detto il Siberian Husky quando tira per chilometri di fatto "va a caccia" attivando comportamenti omologhi a quelli coinvolti nella predazione.

La domanda a questo punto è: cosa motiva il Siberian a effettuare il suo lavoro che perdura per un bel tempo, senza avere di fatto valenze motivazionali immediate? La coccola, il "bravo", il cibo serale sono troppo distanti temporalmente per essere un rinforzo positivo. Ma il cane compie il suo lavoro, e chi lo conosce può dire, con estrema gioia. La stessa domanda se la pongono gli studiosi Ray e Lorna Coppinger ed un grosso aiuto lo possiamo avere dagli studi sul predatorio (in particolare di iena maculata e lontra europea) del biologo Hans Kruuk. Kruuk sostiene che ogni fase dell'azione predatoria, che non è un singolo atto, è distinta sul piano motivazionale. Ogni singola azione riceve feedback positivi dalla sua riuscita. Di fatto l'azione di per se è rinforzo positivo. Il predatore è motivazionalmente rinforzato a cercare la preda, inseguirla e abbatterla (questo singolarmente per ogni fase), e tutto questo prima, e indipendentemente, del consumo che di fatto apparentemente sarebbe l'unico esplicitamente gratificante. I lavori di Kruuk pur essendo datati, alla luce delle attuali conoscenze possono essere compatibili con i modelli motivazionali moderni e con le interpretazioni neurofisiologiche dopaminergiche del rinforzo (il rilascio di dopamina rinforza sequenze di azioni e pattern comportamentali). Kruuk peraltro con i suoi lavori spiega il surplus killing, predatore che uccide più prede, più di quelle necessarie e che può consumare, nella stessa azione (esempio classico, predatore che entra in un pollaio; è strage). Il numero di molte prede, facili, e l'appagamento motivazionale di ogni singola azione, stimola ulteriori uccisioni.

In questo contesto non approfondiamo oltre le implicazioni evolutive (tipo selezione di prede più facili da cacciare) e torniamo ai Coppinger. Nel loro libro "Dogs - Una nuova sorprendente chiave di lettura dell’origine, dell’evoluzione e del comportamento del cane" si chiedono e danno una risposta "Che ricompensa riceve il cane(...)?  E che dire di altri cani specializzati nel tirare slitte cariche di provviste? I cani da slitta lavorano duramente, e per cosa? Di certo non corrono perché qualcuno fa penzolare una bistecca davanti ai loro occhi. Questi cani corrono, tirando merce e padrone, finché questi non dice 'whoaw!' (...) Per molti compiti che le diverse razze svolgono, spesso fino allo stremo delle forze, non c'è una ricompensa immediata. (...) Forse la ricompensa (...) è intrinseca al compito. Il lavoro di un cane specializzato deve essere il corrispettivo del gioco o del corteggiamento per noi umani - semplicemente è piacevole farlo. Forse l'evoluzione del comportamento canino è guidata dal modello di crescita che vede la ricompensa nella performance."

Ora se accettiamo che la specializzazione del traino nasce da un pattern del predatorio, anche riferendoci a Coppinger, e che ogni fase del predatorio è automotivazionale (Kruuk), potremmo aver fatto quadrare il cerchio. Il cane traina una slitta perché sta compiendo un'azione mutuata "dall'andare a caccia", azione di per se appagante e di rinforzo.
Chiunque abbia corso con questi cani, ma basta semplicemente andare su di un campo di gara o di allenamento per rendersene conto, conosce bene la gioia e la voglia che essi hanno di trainare una slitta. L'impeto incoercibile quando vedono gl'imbraghi e vengono collegati alla linea di traino. L'esplosione alla partenza. E se questa è anche una risposta a chi sostiene che far trainare un Siberian Husky (o qualsiasi altro cane da slitta) sia maltrattarlo, dovremmo tener in conto, noi proprietari, che avere un Siberian dà anche la responsabilità di far fare al cane qualcosa che somigli al lavoro nel quale è nato, le possibilità sono molte. Semplicemente glielo dobbiamo!

APPROFONDIMENTI

  • Coppinger & Coppinger (2012).
    Dogs. Una nuova sorprendente chiave di lettura dell’origine, dell’evoluzione e del comportamento del cane.
    Milano: Haqihana, 2012. ISBN 978-8889006245
  • Coppinger, R., & Feinstein, M. (2015).
    How Dogs Work.
    Chicago: University of Chicago Press.
  • Kruuk, H. (1972).
    The Spotted Hyena: A Study of Predation and Social Behaviour.
    Chicago: University of Chicago Press.
  • Hans Kruuk (2004).
    Uomini, prede e predatori. Il rapporto tra noi e i carnivori.
    Padova: Franco Muzzio Editore, 2004. ISBN 978-8874130993.


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